Il mastocitoma nel cane e nel gatto

Il mastocitoma è una neoplasia che ha origine dai mastociti, una particolare tipologia di cellule deputate alla difesa dell’organismo dagli insulti antigenici estranei di cute, apparato gastroenterico, apparato respiratorio e fegato.

Il comportamento biologico o grado di malignità di questi tumori è altamente variabile in base alla specie, al sito di insorgenza ed alla presenza di metastasi.

 

Come riconoscere il mastocitoma

La presentazione clinica di tale tumore è molto variabile.

In alcuni casi, il mastocitoma può presentarsi sotto forma di un singolo nodulo cutaneo o sottocutaneo con la tendenza ad ingrandirsi o a scomparire.

Altre volte è possibile notare sulla cute un’area più o meno estesa ed eritematosa (segno di Darier).

Ancor più difficile è sospettare la presenza di questa patologia quando vi sia il coinvolgimento degli organi interni in assenza di segni clinici.

 

Per il proprietario non è semplice riconoscere se il proprio animale sia affetto o meno da questa malattia.

 

Qualsiasi neoformazione sospetta o nuova lesione cutanea che mostra la tendenza alla crescita ed al cambio di forma riscontrata sul nostro animale deve essere sempre indagata mediante visita clinica ed esame citologico.

La citologia del mastocitoma è infatti una tecnica di campionamento non invasiva e priva di effetti collaterali che, la maggior parte delle volte, può condurre rapidamente ad una diagnosi certa.

Da un punto di vista citologico, infatti, il mastocitoma nella sua presentazione classica o anche conosciuta come ben differenziata (grado I ) è caratterizzato da un’elevata cellularità con elementi rotondi e ricchi di granuli cromatici intracitoplasmatici.

La sua manifestazione clinica è data più comunemente dalla presenza di un nodulo singolo, ben definito, di dimensioni  più o meno variabili, cutaneo o sottocutaneo, a crescita lenta.

Più raramente, nelle forme anaplastiche  o poco differenziate (grado III)  la citologia può risultare indicativa ma non diagnostica poiché le cellule campionate non presentano i granuli, caratteristica peculiare di questa neoplasia.

A tal ragione si rendono necessarie colorazioni specifiche e l’esame istologico.

A differenza  della forma classica o ben differenziata, Il mastocitoma scarsamente differenziato ha un atteggiamento biologico più rapido ed aggressivo, spesso é associato alla presenza di più noduli, edemi perilesionali, aree eritematose  ulcerose e sanguinolente.

Tra il primo ed il terzo grado ricordiamo, infine, la forma mediamente differenziata (grado II), caratterizzata da poche cellule a contenuto granulare e con moderato indice mitotico, con un comportamento biologico mediamente aggressivo.

Ultimamente, il classico grading istologico di Patnaik suddiviso in 3 gradi istologici (I, II e III) è stato quasi del tutto sostituito dal sistema di grading di Kiupel, che prevede solamente due classi: “low” e “high” grade.

Al grado istologico spesso si associano anche altre valutazioni immunoistochimiche e molecolari come il pattern di distribuzione della proteina KIT, gli indici di proliferazione AgNOR e Ki67, la ricerca delle mutazioni genetiche sugli esoni 8 e 11 del gene c-kit utili per valutare l’utilizzo terapeutico dei farmaci anti-tirosinchinasici (TKI).

 

Il mastocitoma nel cane

Sebbene sia in grado di colpire soggetti di qualunque razza od incrocio, in particolare i soggetti di età media di 8-10 anni, esistono razze predisposte, in particolare:

  • Boxer
  • Shar-pei
  • Carlino
  • Bulldog francese
  • Bulldog inglese
  • Labrador
  • Beagle
  • Rhodesian ridgeback
  • Schanauzer
  • Bull terrier
  • Boston terrier

Il mastocitoma può comparire ovunque sulla superficie corporea, sia in forma singola che in forma multipla disseminata.

Nel cane il mastocitoma rappresenta il 7-25 % dei tumori cutanei.

Le sedi metastatiche più comunemente interessate in questa forma tumorale sono il linfonodo regionale, la milza ed il fegato, per ultimo i polmoni.

La forma viscerale, in questa specie, è quasi sempre conseguenza di disseminazione metastatica a partire da un mastocitoma cutaneo indifferenziato.

Oltre ai segni diretti causati da questa neoplasia, possono essere osservati segni indiretti o meglio conosciuti come paraneoplastici secondari alla presenza del mastocitoma.

Tra questi ricordiamo le ulcere del tratto gastroduodenale  provocate dal rilascio di istamina  e il ritardo della coagulazione a causa del rilascio di eparina da parte dei mastociti. 

I pazienti affetti potranno dunque presentare, oltre alla neoplasia macroscopica, anche i seguenti segni clinici:

  • Vomito
  • Anoressia
  • Perdita di peso
  • Diarrea
  • Melena
  • Ulcere diffuse.

 

Immagine: mastocitoma cutaneo canino

 

Immagine: mastocitoma sottocutaneo canino

 

Immagine: mastocitoma canino high-grade

 

Il mastocitoma nel gatto:

Nel gatto il mastocitoma può presentarsi in 3 diverse ed importanti forme:

  • cutaneo
  • splenico
  • viscerale.

La forma cutanea nel gatto rappresenta il secondo tumore più frequente riscontrato a questo livello.

Esso può presentarsi come una piccola lesione nodulare chiara ed alopecica con localizzazione più frequente a testa o collo o, più raramente, come lesioni multiple

Il mastocitoma cutaneo in questa specie si divide in due forme separate: una forma mastocitica (ben differenziata e anaplastica) ed una forma istiocitica.

E’ tendenzialmente benigno ma, esistendo, seppur rare delle forme anaplastiche con carattere metastatico, la stadiazione  e la successiva escissione chirurgica è tutt’oggi consigliata come prima scelta.

 

Immagine: mastocitoma cutaneo felino

 

La forma splenica rappresenta, nel gatto, il tumore più frequentemente riscontrato a livello della milza.

Esso colpisce gatti adulti senza predisposizione di razza.

Gli animali affetti presentano marcata splenomegalia e sintomi aspecifici come anoressia, abbattimento, perdita di peso, ecc.

Il tasso metastatico ai linfonodi ed agli altri organi è piuttosto elevato, motivo per il quale, dopo stadiazione negativa, la terapia d’elezione prevede la splenectomia.

La forma intestinale, infine, rappresenta il terzo tumore più comune nel gatto in questo distretto. 

Esso si presenta come una massa nodulare extraluminale più frequentemente a carico del piccolo intestino.

I proprietari spesso riferiscono dimagrimento, diarrea costante e/o intermittente e vomito.

Alla visita clinica, in particolare alla palpazione addominale, viene spesso percepita una massa.

Questa forma tumorale è molto aggressiva ed altamente metastatica ai linfonodi meseraici e fegato ed anche in questo caso la terapia d’elezione, quando possibile, è chirurgica e spesso accompagnata da chemioterapia adiuvante.

 

La diagnosi di mastocitoma

Come già accennato, il mastocitoma può essere diagnosticato mediante esame citologico oppure mediante esame istologico, riservato ad alcune forme particolari.

Una volta diagnosticato, fondamentale per la pianificazione dell’approccio terapeutico è la stadiazione

Per ottenere la stadiazione devono essere associati diversi tipi di indagine:

  • esami del sangue (emocromo, biochimico, esame urine, striscio e lettura del buffy-coat)
  • campionamento linfonodale
  • diagnostica per immagini (esame ecografico dell’addome con campionamento citologico di fegato e milza ed esame radiografico del torace per escludere metastasi a questi distretti.)

Gli stadi riconosciuti per il mastocitoma canino sono 5:

  • stadio 1: tumore confinato al derma senza coinvolgimento del linfonodo regionale
  • stadio 2: tumore confinato al derma con coinvolgimento del linfonodo regionale
  • stadio 3: tumore multiplo e/o localmente infiltrante i tessuti circostanti senza coinvolgimento del linfonodo regionale
  • stadio 4: tumore multiplo e/o localmente infiltrante i tessuti circostanti con coinvolgimento del linfonodo regionale
  • stadio 5: una singola lesione o multipla accompagnata da metastasi a distanza.

 

Esiste una terapia per il mastocitoma?

La scelta dell’approccio terapeutico può variare moltissimo in base allo stadio clinico.

Laddove possibile, fino al secondo stadio, la chirurgia risulta la prima scelta, accompagnata successivamente o meno da chemioterapia in base al grado istologico.

Nel terzo stadio, in assenza di coinvolgimento metastatico, la scelta potrebbe ricadere sulla radioterapia o sull’elettrochemioterapia.

La chemioterapia è una pratica innovativa che vede l’associazione di impulsi elettrici con la somministrazione di un farmaco chemioterapico con lo scopo di ridurre gli effetti collaterali sistemici legati alla chemioterapia ma anche quello di potenziare gli effetti citotossici e curativi a livello della regione da trattare.

L’elettrochemioterapia è una tecnica rapida, efficace  e poco invasiva.

La chemioterapia rimane comunque una valida alternativa terapeutica, anche in presenza di fattori prognostici negativi, essendo questo tumore altamente chemioresponsivo.

Tra i vari farmaci in uso ricordiamo:

  • prednisone/prednisolone
  • agenti alchilanti : i.e. ciclofosfamide (azione citotossica espressa a carico del DNA in tutte le fasi del ciclo cellulare) e lomustina (alchilante della famiglia delle nitrosouree)
  • alcaloidi della vinca: i.e. vinblastina (farmaco fase specifico che, inibendo la formazione del fuso mitotico, blocca le cellule in fase M e ne induce l’apoptosi)
  • anti tirosin-chinasici o farmaci a bersaglio molecolare: farmaci antineoplastici di ultima generazione che hanno azione mirata su proteine o meccanismi molecolari espressi selettivamente dalla cellula neoplastica; tra questi ricordiamo mastinib e toceranib, specificatamente studiati per il trattamento dei mastocitomi che presentano mutazioni a carico del protoncogene c-kit.